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Benvenuti nel blog del LABORATORIO ITINERANTE della DECRESCITA di ROMA
info: laboratorioitinerantedecr@gmail.com - decrescitaroma@gmail.com

lunedì 16 gennaio 2012

Culture Indigene di Pace: donne e uomini oltre il conflitto




E’ possibile vivere secondo la logica del dono e del non sfruttamento; gestire il conflitto con modalità alternative alla violenza? Cosa succede quando anche le donne hanno un ruolo di leadership e gli uomini accettano di condividere, sedendo in cerchio, una comune visione...

Un punto di vista alternativo sullo sviluppo sarà trattato dal workshop sulla decrescita curato da Daniela Degan del Laboratorio itinerante della Decrescita di Roma e Alberto Castagnola, economista, Associazione per la Decrescita.

Torino 16-17-18 marzo 2012
Palaginnastica, via Pacchiotti 71

INFO: leggi tutto sul PDF

Il programma e le informazioni su: www.associazionelaima.it

Il Convegno Internazionale sulle Società di Pace è sostenuto da Tides Foundation ed è stato realizzato grazie alle donazioni private e a una rete di persone che da anni s’impegnano a studiare e produrre nuovi e più equi modelli di esistenza.
Ai partecipanti è richiesto un contributo di 50 € e l’iscrizione entro il 15 febbraio.



ISCRIZIONI: è necessario registrarsi sul sito: www.associazionelaima.it

Dopo aver ricevuto conferma della disponibilità dei posti, è richiesto il versamento di un acconto di 25 €. Il saldo verrà effettuato al momento della registrazione, presso la segreteria del convegno.

Per maggiori informazioni tel. 393/0738407 – 340/6220363

sabato 31 dicembre 2011

Work in progress 2012


Per informazioni o aggiornamenti sulle attività e sul lavoro di ricerca del LABORATORIO ITINERANTE DELLA DECRESCITA DI ROMA potete scrivere a una delle seguenti e-mail:

venerdì 23 dicembre 2011

Per la cura delle donne, al Centro Donna Lisa: buon compleanno 2011

Per la cura delle donne dal Laboratorio itinerante decrescita al Centro Donna Lisa

una donazione e un grazie di cuore!

Buon Compleanno 2011


Pensieri in libertà sulla Decrescita …

La decrescita è una bicicletta con i freni. No, la decrescita è una bicicletta senza freni che consente il contatto e un diverso rapporto con la natura, impari dai muscoli, sulla tua pelle la conoscenza e coscienza del limite

La convivialità è pericolosa e affascinante, come le differenze, la diversità è esaltante

La decrescita è tornare alla pura manualità come nell’arte. L’arte consente di porre un rapporto con la parte più profonda di te, quella sedimentata in te, mentre elimini le sovrastrutture … e le mani sono legami di intimità.

Il mondo moderno ti distoglie ti distrae e così operando ti sottrae da te. Lo sviluppo è stereotipato …… non cresci. Il divano è statico non si è curiosi del mondo e non ci curiamo del mondo circostante, prima o poi se non si fa attenzione arriva la catastrofe.

Via da un mondo pieno di bisogni indotti verso un nulla infinito per ritrovare se stessi e regalare anche agli altri più pace e felicità.

Crescono cose che non servono, ma resta lo sporco, il lavoro, l’eccesso.

I tempi lavorativi imposti dalla sviluppo e dal sistema colonizzano l’immaginario

Lo sviluppo tecnico cambia anche lo sport che richiede una sempre maggiore specializzazione. Anche un fattore minimo diventa rilevante e ogni cosa è finalizzata a superare sempre di più il limite. Gli sportivi non sono più uomini ma macchine con la tuta aerodinamica della Nike!!!!

Il sistema terra è troppo o troppo poco?

La decrescita non è miseria, ma relazioni sociali, l’indipendenza dall’economia, l’importanza della comunità e della società

La decrescita tende a dare importanza allo spirito e non alla materia

La decrescita è TEMPO LIBERATO per stare con altri per raggiungere un concetto naturale: La BELLEZZA…. Il bene, il bello!!!

dall’incontro del LABORATORIO DECRESCITA del 21 dicembre 2006

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Laboratorio Itinerante della Decrescita - Roma - http://decrescitaroma.blogspot.com/

lunedì 19 dicembre 2011

Del senso del Sacro e della Grazia negli Antichi - in onore delle donne e degli uomini [5]


Dal "report del senso del sacro e della grazia e connessioni con la decrescita"
(quinta e ultima parte)

a cura di Filomena e Daniela


In onore delle donne che hanno lavorato nel cerchio con grazia ed eleganza, onorando gli elementi della natura, le stagioni, i colori 1


sono fatta di terra e di pietre di erba di alberi e corsi d’acqua

sono fatta di fango di cielo di nuvole e vento


sono fatta di zolle e radici di sabbia di paglia e di fichi d’india

sono fatta di aghi di pino di asfalto e di pece


sono fatta di buio e luce



sola me ne sto

ancora per un po’

prima di svelarti tutto

sola me ne sto

ancora per un po’

prima di affrontare

questo lungo viaggio


sono fatta di strani disegni che fanno al tramonto le rondini

sono fatta di vicoli scuri di plastica e carta

sono fatta di aspre montagne di campi arati e salsedine

sono fatta di spine di agavi puzza di bruciato e di iodio


sono fatta d’amore e odio


sola me ne sto

ancora per un po’

prima di svelarti tutto

sola me ne sto

ancora per un po’

prima di affrontare

questo lungo viaggio



sono fatta di antichi silenzi che a sera diventano canti

sono fatta di luce di candele di pane di burro e di miele

sono fatta di suoni di passi di voci che si fanno pianti

sono fatta di corse d’estate di risa e ginocchia sbucciate


sola me ne sto

ancora per un po’

prima di svelarti tutto

sola me ne sto

ancora per un po’

prima di affrontare

questo lungo viaggio




In onore degli uomini che hanno lavorato nel cerchio con un immaginario e archetipi maschili



L’ Andimironnai è un canto antichissimo che si canta in cerchio .


Quando all’interno di una comunità c’erano dei problemi da risolvere, si cantava s’andimironnai, si faceva s’accordu, accompagnato da una danza molto semplice , un’oscillazione avanti e indietro del corpo che stava a simboleggiare l’unione del cielo con la terra….” 2



Piove la mattina di domenica e la natura c’è ed è potente ….


Ci dedichiamo alla connessione con la decrescita partendo dalle spirali autobiografiche dell’incontro con il sacro del pomeriggio.

Più esattamente, in plenaria, le persone che hanno partecipato al laboratorio, riportano le note biografiche ed evidenziano aspetti e caratteristiche che estrapolate dal contesto spirituale – sacro possono essere considerate quali parole chiave e pensieri che possono fare emergere una sorta di manifesto della decrescita, anzi per citare Serge Latouche riporto di seguito il nostro “Tao della decrescita” emerso a conclusione del laboratorio del 5 novembre 2011.


    1. la via della Decrescita è apertura … una porta per entrare: Ospitare.

    2. E’ nel canto, nell’assenza, nella felicità, nel benessere e nella leggerezza;

    3. La donna e l’uomo sono fatti di terra. La ciclicità, evidenziata da un tipo di cultura che potrebbe riemergere, è stata superata. Possiamo fermarci e rielaborarla?

    4. È il ricongiungimento nella Bellezza. Può essere inconsapevolezza e connessione, il ritorno allo stupore e nella apertura alla profondità;

    5. La via della Decrescita segue il recupero del Tempo ed è il concepire che si è parte integrante della Natura, per essere nel flusso … esserci nella profondità dei gesti e nell’Arte;

    6. Seguire una via che può portare ad una maturazione di una visone del trapasso. E’ la Cura3 e la liberazione dalla religione del sistema profitto.


    1. La Cura è la ricerca di autonomia, come lo è la decrescita … un percorso di maturazione e di “crescita”.


    1. La comunità che si crea è sacra, con libertà e serenità contempliamo il filo della vita che si costruisce insieme con la Natura e con la Terra.


    1. La decrescita è un viaggio, essere nel movimento, nell’unione, nel sentirsi nel rispetto dell’altro da me e nell’arte del dono.


    1. E’ contemplazione dell’Arte, della Natura e dei suoi paesaggi … guardare e commuoversi nell’insegnamento senza intellettualismi … è il culto degli antenati e della consapevolezza della morte.


    1. E’ la ricerca del distacco dalla pesantezza, nel gioco e nell’infanzia, nell’arte e nella Musica … è la complessità.


    1. La via della decrescita porta ad ammettere il limite, il tutto e il niente, l’intangibilità dello spazio e del tempo … la trasformazione del negativo in positivo … un dolore che si trasforma in energia.



1 Tratto dal report di Maya dell’incontro – “Sensibili alle forme

2 Or rhu a s’andhira” a cura di Grazia Dentoni e con la collaborazione di Enrico Euli

3Secondo me il materno è il fondamento dell’umano perché tutti noi dobbiamo ricevere cure da altre/altri quando siamo piccoli. Queste Cure possono essere date da donne, da uomini da famiglie allargate, da villaggi. L’aver ricevuto cure è alla base del sociale e accomuna tutti, meno forse quegli organi trascurati in istituzioni che si sviluppano a stento. In genere ora le società assegnano alle madri biologiche il compito di curare i figli, ma non sempre, e poi ci sono ancora quelle società dove tante persone aiutano. Nella nostra società patrialcal -capitalista di solito creiamo una falsa identità maschile basata sul non essere madri. Abbiamo (queste non-madri hanno) eliminato le cure materne dalla filosofia e la scienza, insomma dalla conoscenza e le abbiamo eliminate dal mercato, che è anti-dono e che anzi prende tutti i doni e le cure li trasforma in profitto. Il fatto di formare l’identità maschile e il mercato in questo modo penalizza quelle che hanno quell’identità, cioè le donne e penalizza e sfrutta anche il modo di distribuzione materno che è l’economia del dono”. Genevieve Vaughan – Economia del dono – Per-donare.






venerdì 16 dicembre 2011

Del senso del Sacro e della Grazia negli Antichi - nel canto della Dea [4]


Dal "report del senso del sacro e della grazia e connessioni con la decrescita"
(quarta parte)

a cura di Filomena e Daniela


In CERCHIO ci prendiamo per mano e intoniamo un canto ognuno sceglie una vocale e canta insieme agli altri facendo un girotondo.

Del tessere e del filare nel canto della Dea”


“ … in queste mura, soggiorna, io non so ben se donna o diva.

Che tele operando, del suo dolce canto

Tutte fa sentir la casa intorno. …”


La Dea tesse e canta. Ai fili e all’opera delle sue dita, aggiunge il suono, la vibrazione, il suo respiro.

La Dea accompagna il suo canto con l’opera delle sue dita, intrecciando materialmente i fili del mondo.

Ella, dunque, entra nel mondo, diventando mondo lei stessa.

Come una antica divinità, ella crea non solo con il suono della sua voce, che è pneuma, soffio, spirito, sostanza eterea e sottile; ma anche con l’opera delle sue mani che plasmano lo spirito e lo rendono tangibile nel mondo. Il suo canto, non appena fuoriesce dalla sua bocca, sembra addensando, divenendo il filo lucente con cui la Dea tesse la tela dell’universo.

Come il ragno, dalla cui bocca fuoriesce il trasparente filo che diverrà tela, così dalla bocca di Circe fuoriesce il luminoso filo per divenire il canto ammaliante con cui la Dea imprime all’universo un ritmo di suoni, con pause e cadenze precise.” 1


. Ciò che proveremo a fare noi ora, come in un viaggio Creativo/Costruttivo, sarà quello di tracciare un percorso, una strada, un arazzo, un lavoro di tessitura2 …. Non sappiamo dove ci porterà questo viaggio fatto di fili e colori …. Non stiamo percorrendo una strada già progettata e che ci conduce velocemente a destinazione. Non lo sappiamo … ma il coinvolgimento di tutte/i noi ci rende partecipi di un processo di condivisione e “la costruzione della strada diventa inseparabile dal viaggio stesso”3.


  • Noi qui abbiamo una tavolozza intatta, questa tela bianca con la quale costruiremo un percorso che dal Sacro e dalla Grazia passa alla connessione con la DECRESCITA

  • le parole magiche e il significato simbolico delle stesse e gli stessi simboli sono come un gancio per i differenti passaggi della nostra tela a forma di cerchio

  • Partiamo dalla nostra narrazione autobiografica “l’incontro con il sacro per me” in una forma spiraleggiata

  • Alla ricerca delle caratteristiche della DEA Mefitis: le Carte delle DEE (mettere le divinità che abbiamo scelto e dato a Filomena)


ESTIA - LA DONNA RAGNO - AFRODITE - DEA DELLA NASCITA DI CATAL HUYUK - SANSUNA DI GGANTIJA - KALI - CHALCHIUTLICUE - DEA DI WILLENDORF - INANNA - ECATE - GAIA - DEMETRA E PERSEFONE - RHIANNON ISIDE - ASTARTE - MARIA - DEA DEI SERPENTI DI CRETA


In questo contesto dove si trova il maschile e quale maschile?


Daniela rimanda alla figura del paredro per nominare il compagno della dea/maga/sacerdotessa. In altre parole, potremmo anche dire che è uno dei ruoli del maschio in una società matrifocale.... anche la parola "eroe" che adesso significa proprio il contrario, cioè una quintessenza della mascolinità patriarcale violenta e necrofila, nasce dal paredro di Era, e in origine significava proprio caro alla dea, sacro perché consacrato alla dea.


  • A che rito giochiamo?


Gianluca ha chiesto di dividerci in due gruppi. Uno maschile, l’altro femminile. C’è stato immediatamente un consenso unanime a muoverci in questo modo.

Il gioco consiste nel progettare, ideare, creare un rito. Daniela ha portato del materiale che viene messo a disposizione dei due gruppi … i quali scelgono in relazione al loro sentire … che è anche in funzione del proprio genere.

I gruppi hanno lavorato in maniera molto creativa e anche in relazione ai loro archetipi e al loro sentire … uno maschile … l’altro femminile. Anche nella scelta del materiale c’è stata questa divisione e anche nella rappresentazione.

Il momento è stato molto intenso e anche giocoso … mi domando se il gioco è un rito o viceversa …


1 CIRCE – La seduzione che trasforma – Carla Lanfranchi – Il club delle Streghe

2 ARCHEOLOGIA E LINGUISTICA: sulla tessitura

Un lavoro pioneristico è di Elisabeth Barber (1989).

La sua analisi ha mostrato una chiara stratificazione di termini greci, con particolare riguardo alla terminologia della Tessitura.

Per esempio, quando esaminò i termini della tessitura, trovò che le poche parole erano originariamente indoeuropee, mentre la maggior parte erano non indoeuropee. I termini indoeuropei riguardano solo ciò che si usa nella tessitura nel telaio più piccolo e più primitivo: il telaio a banda. Le parole usate per i telai più avanzati e per la tecnologia della tessitura “punto di cucitura”, “pesi del telaio”, “passo d’ordito”, “liccio”, “trama” – furono prese in prestito dagli abitanti indigeni (pre-indoeuropei) della Grecia.

Questo suggerisce chiaramente che gli Antichi europei possedevano una conoscenza avanzata della tessitura, un fatto confermato dall’archeologia, i parlanti indoeuropei erano primitivi da questo punto di vista. Quando si insediarono in Grecia gli indoeuropei adottarono la tecnologia della Tessitura dai popoli indigeni. Tali scavi nella parola

(archeolinguistica o paleontologia linguistica) gettano nuove luci sulla cultura dell’Europa prima degli indoeuropei.

(Marja Gimbutas – Kurgan)

3 Quintessenza – Realizzare il futuro arcaico - MARY DALY – le civette di venexia



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